Sguardi
Lo sguardo che ferma il tempo e quello che dà forma alla materia: fotografia e arti visive. Contributi su ciò che un'immagine trattiene — colore, gesto, istante — e sul nostro modo, mai innocente, di guardarle.
La cosa e la sua ombra
La natura morta è il genere più umile e il più filosofico: mette in posa gli oggetti perché finalmente li guardiamo. In dialogo con «Sul silenzio delle cose».
Il nudo e lo sguardo
Berger distingueva l'essere nudi dall'essere un nudo: nella pittura europea il corpo è spesso dipinto per un occhio che possiede. Note su chi guarda.
Il colore inganna
Josef Albers passò una vita a dimostrare che nessun colore è mai ciò che sembra. Elogio dell'occhio che si lascia condurre.
Ekphrasis: dire il visibile
Da Omero a Keats, la scrittura insegue ciò che la pittura mostra. Sul tentativo, sempre imperfetto, di far vedere con le parole.
Modi di vedere
John Berger ci ha insegnato che guardare non è innocente: vediamo a partire da ciò che sappiamo e crediamo. Lo sguardo è un atto.
Troppe immagini
Sontag temeva la dispersione e l'assuefazione dell'occhio. Cosa resta della fotografia quando ne produciamo migliaia al giorno?
La serra d'inverno
Barthes cercò sua madre in una vecchia fotografia di bambina. Sull'immagine come unico luogo dove chi non c'è più ci guarda ancora.
L'istante che decide
Cartier-Bresson chiamava «momento decisivo» l'attimo in cui forma e significato coincidono. Non si forza: si aspetta.
Fotografare è trattenere
Per Susan Sontag scattare è una forma di possesso: ci illudiamo di tenere un passato che non torna. Nota sulla malinconia delle immagini.
Il punctum, la piccola ferita
Barthes distingueva due sguardi sulla fotografia: lo studium che capisce e il punctum che ferisce. Elogio del dettaglio che ci trafigge.